Mai sentito parlare di Fedor Van der Valk e dei suoi String Gardens?

Mai sentito parlare di un certo Fedor Van der Valk e dei suoi tanto moderni String Gardens?

Fedor Van der Valk è un vero e proprio artista contemporaneo, il “botanico che fa il designer”, di origine olandese, anzi delle Antille Olandesi, per la precisione.

In realtà la sua storia è un po’ come quella di tanti altri: vari percorsi di studi mai completati e tante esperienze lavorative differenti, una fortissima curiosità e tanta attenzione ai dettagli, fino a quando non è riuscito a individuare la sua vera passione: le piante e la bellezza della natura.

Da qui un colpo di genio dietro l’altro ed ecco creati gli String Gardens, letteralmente giardini appesi.
L’artista indipendente olandese, infatti, ha ideato questa singolare tecnica alternativa all’invasatura ispirandosi all’arte botanica giapponese.

Molto attento durante il nostro incontro, ci ha positivamente sorpreso la sua attitudine all’ascolto. E con grazia si è lasciato scoprire, rivelandoci alcuni segreti della sua arte.

Le sue piante rimangono magicamente sospese in aria grazie a sottili fili di nylon mentre le radici sono raccolte in sfere di muschio e terra. Con questa modalità possono essere coltivate indifferentemente piante da fiore o da frutto, innaffiate tramite nebulizzazione.

Dimentichiamoci quindi le tradizionali piante da vaso!

Gli String Gardens sono stati presentati nell’estate 2009 alla Biennale di Arnhem e da quel momento hanno avuto uno straordinario successo e, come spesso purtroppo accade, vantano molteplici tentativi di imitazione.

Ma si sa, l’originalità e il valore aggiunto è dato proprio da Fedor, artista dai modi nobili e gentili.

Grazie a esposizioni, eventi e corsi collegati, sempre più persone hanno adottato questa tecnica per costruire particolari giardini sospesi nelle proprie case.

E sembra essere una inevitabile quanto graditissima evoluzione e possibilità, quella di averlo magari qui in Italia per formare, realizzare, esporre, performare, aggraziare spazi quali hotel, halls, banche, scuole, biblioteche, università, beauty shops, salon concepts, ed ovunque vi sentiate ispirati da queste idee che fluttuano nello spazio.

Fedor cerca di spiegarci come realizzare una “pinata sospesa”: <<sono a tutti gli effetti piante alloggiate dentro a una palla ricoperta di muschio.Ssi chiamano “kokedama”. La cosa più importante per fare un buon kokedama è la scelta della pianta>>.

I più difficili da realizzare sembrano essere quelli sospesi, perché in quel caso occorre fare in modo che la pianta si adatti alla strana situazione “aerea” e si sviluppi comunque al meglio.

<<Inoltre, sarebbe meglio usare piante adatte alla vita in appartamento, dove, soprattutto in inverno, la luce è limitata. In genere si usano piccole felci, ma anche piante grasse. I kokedama sono composti da una miscela di terricci argillosi, in grado di trattenere l’umidità che altrimenti, soprattutto nelle piante sospese, evaporerebbe velocemente. Si usano dunque terricci speciali: il Ketotsuchi (detto Keto), l’Akadama e, a ricoprire, il muschio vivo. Sono prodotti che si trovano nei garden che vendono bonsai>>.

Il kokedama ha bisogno di essere collocato in posizioni della casa particolari: se siete amanti delle piante e avete una buona dose di tempo da dedicare loro potrete optare per il kokedama sospeso poiché soprattutto d’estate ha bisogno di essere bagnato veramente spesso.

<<Per me sono come animali domestici, cui garantire acqua, nutrimento e un ambiente sano. Soffro quando vedo piante e giardini malandati, perché non si ha il tempo di curarli. Eppure, voglio capire come si comportano le piante quando sono vincolate, per questo le stresso un po’. La cosa sorprendente è che si sviluppano strani movimenti interni, che danno risultati estetici sorprendenti>>.

Qual è il tuo cliente tipo?
<<Chi è alla ricerca di specifiche interazioni con le piante. Persone che non considerano il mondo vegetale un universo inerte. In generale, possono essere privati che vogliono dare tocchi poetici al loro giardino o alla loro casa. Ma anche showroom, enti e spazi pubblici, che mi commissionano il lavoro>>.

Ha ragione: gli string gardens di Fedor van der Valk sono pura poesia!

dal campo verde al palco: un’anima generosa sotto i riflettori

Sergio Mari è stato un calciatore professionista dal 1979 al 1993.

Tra gli allenatori che gli hanno insegnato a giocare a calcio e il modo di vivere, ricorda il compianto Santin e Viciani, ma anche il professor Scoglio e Giampiero Ventura; non dimentica, però, Liguori e Benetti e anche Vinicio, Improta e Belotti. Negli anni successivi ha poi conosciuto maestri come Paladino, Kounellis e Pietro Lista, leggendone la storia, le imprese e vendendone i quadri. Negli ultimi anni si è imbattuto in Joseph Ragno dell’Actor’s Studio di New York, nel Living Theatre e in Emma Dante; ma ha incontrato, per fortuna, anche Pasquale De Cristofaro, Naira Gonzales e il maestro Renato Carpentieri. Grazie a tutte queste persone e ai loro insegnamenti spesso sale sul palco e racconta, recita, e con meraviglia si accorge di essere ascoltato.

L’incontro con Gaspare Nasuto, burattinaio internazionale, gli ha fatto sapere della bellezza delle piazze quando nel mezzo viene montato un teatrino. Nelle stesse piazze prova a ballare e a ricordare ciò che Alessandra Ranucci, ballerina popolare, ha provato a insegnargli.

Tra Pizziche e Tammurriate, scrive; lo fa di mattina presto. All’alba del 2007 ha scritto Quando la palla usciva fuori; nel 2015, in una notte insonne, ha terminato L’odore del borotalco, grazie al professore Corradino Pellecchia lesto poi a restituirgli in un sacchetto tutte le virgole in più. Questi suoi Racconti sono frutto di una colazione a base di pavesini conclusa alle otto e quaranta di un lunedì di novembre:

«Quando in punta di piedi ho dato le spalle al pallone il futuro che mi era ancora davanti mi prometteva altre stelle, una luna splendida e un mare dove nuotare tutti i giorni. Decisi quindi di riporre tutto in un armadio. Quanto di più sbagliato. Eccoli qui. Sono la mia gioielleria questi racconti-ricordi. Brevi, leggeri, delicati, come dei pavesini che si sciolgono in bocca, lasciando riassaporare il gusto buono di un pallone ormai lontano».

Poi è sceso in strada per ritrovarsi. Lo s’incontra spesso a passeggio con il suo cane, che ama.

E noi lo incontriamo spesso mentre regala sogni ed emozioni anche a bambini un pò più cresciuti…

 

 

 

lascio tutto e vado …. dietro i fornelli!

Quante volte abbiamo pensato di abbandonare tutto e volare via, magari ai Caraibi o, semplicemente provare nuove strade?

Lui l’ha fatto, cotto e mangiato!

Un folle? Un visionario? Un azzardo? Una graditissima scoperta, uno shock energizzante, una carica di entusiasmo e di positività.

Una lezione di vita, profonda, seria, responsabile, una scelta di amore e di bellezza.

Vincenzo Guerra, 45 anni, <<sposato con prole>>, ci dice sorridendo.

Viaggiatore da sempre, amante delle cose belle e del buon cibo. Finite le superiori inizia subito a lavorare nell’agenzia di assicurazioni di famiglia. A 36 anni decide di “rinascere” e darsi una seconda occasione dedicandosi alla sua seconda passione dopo i viaggi: la cucina.

Ci seduce con i suoi piatti, le sue rivisitazioni, le sue interpretazioni, odori e colori, parole coinvolgenti come le sue prelibatezze per il nostro palato.

Ci sta viziando, seducendo, siamo deboli, lo lasciamo sotto le luci dei riflettori di FestaBellezza.

<<Inizio a fare gavetta direttamente in cucina, lavorando gratis per ben 2 anni. Tanta è la voglia di imparare, tale è la mia determinazione, non mi scoraggio, ore ed ore a studiare ogni dettaglio, ogni particolarità che la cucina mi rivela. E devo dire grazie a chi sta condividendo questo mio sogno, questo mio grande desiderio>>.

 

Vorrebbe unire le sue due grandi passioni, il viaggio ed il cibo,  ed inizia un percorso per rendere il suo curriculum internazionale. Ci riesce dopo soli 4 anni ed ottiene il suo primo, vero contratto da professionista come Sous Chef al Galaxy di Macau (Cina). Da allora accetta solo contratti all’estero ed in Italia collabora con varie strutture come consulente e supervisor per eventi e personal chef.

Inghilterra, Norvegia, Cina, Arabia Saudita e, l’ultima in ordine di tempo, a Palma de Mallorca, le sue esperienze più significative.

La sua massima aspirazione?

<<Emozionare chi mangia i miei piatti ed immortalare per sempre la “bellezza” delle loro espressioni!>>

Ah, che belli e che buoni i suoi piatti. Magari lo convinciamo a fermarsi più spesso in Italia…

Lo studioso lucano di Leonardo da’ Vinci

Ci aveva incuriosito con diverse apparizioni televisive, spesso condite da diatribe con noti frequentatori della Tv, lo abbiamo incontrato in una atmosfera piuttosto rilassata, sorseggiando un ottimo cocktail, parlando delle nostre recipoche attività e della passione che ci accomuna, il nostro viaggio nel pianeta Bellezza.

Luca Caricato nasce a Potenza nel 1975. Cresce coltivando la passione per il disegno, la pittura, la regia cinematografica, i cartoni animati e la scrittura.

Nel 2003 si trasferisce a Parigi per frequentare la facoltà di storia e di storia dell’arte dell’Università Sorbonne di Parigi. Qui, senza saperlo, comincia un percorso di ricerca che lo porterà a sviluppare la sua tesi sul codice esoterico di Leonardo da Vinci. Affascinato dalla bellezza delle opere presenti nel salone dei pittori italiani al Louvre scopre che l’armonia della bellezza anatomica delle opere vinciane a volte veniva interrotta da impercettibili disarmonie, brutture, errori. Da lì formula una teoria sui codici esoterici del genio vinciano, codici che si nascondono dietro errori impercettibili e voluti. Sempre a Parigi pubblica un fumetto nel primo albo dedicato alla più prestigiosa libreria di fumetti di Francia: La Boulinier.

Autore di diversi dipinti ad olio e acrilico, uno dei quali è stato presentato alla Pinacoteca Provinciale di Potenza in una mostra collettiva dal titolo A Berlino c’era un bucoaperta al pubblico dal 13 dicembre 2005 al 31 gennaio 2006. L’opera, Traditi tra pietre, ha ricevuto un premio consistente in una borsa di studio che gli è stato consegnato dal celebre critico d’arte Philippe Daverio.

Dal 1998 si occupa di Comunicazione Sociale creando numerosi prodotti audiovisivi: documentarispot, cortometraggi, videoclipcartoni animati. Il 22 ottobre 2007 pubblica una monografia su Leonardo da Vinci: “Scibile Invisibile Proibito” che è frutto di una rivisitazione della sua tesi di laurea discussa nel 2006 presso l’Università degli Studi della Basilicata. Nella sua tesi, rileggendo gli scritti di Leonardo, applica ad alcuni dipinti dei giochi di fisica ottica del genio vinciano. Il risultato fa pensare ad una scoperta. La Giocondail Cenacolola Vergine delle rocce ed anche altre opere di grandi artisti come il Caravaggio sembrerebbero nascondere un’altra opera nell’opera: l’invisibile nel visibile. Nel giugno 2011 realizza un video cartone animato  sulla lingua dei segni: “Vieni al davanzale amore”, tratto da una poesia di Davide Rondoni reinterpretata da Valeria Spagnuolo che sperimenta un nuovo linguaggio inclusivo e poetico nella LIS. Il video avrà successo e verrà presentato a Bologna, Rimini, Ragusa e Roma in diversi ambiti accademici e di concorsi di poesia. Il 26 settembre 2012Davide Rondoni, ospite di Uno Mattina, programma della prima rete RAI, presenterà questo video in trasmissione. Persino Radio Vaticano presenterà questo video che pur non essendo visibile agli ascoltatori dimostra come la lingua dei segni e il cinema possano rendere fruibile un messaggio di bellezza rendendolo universale.

Dall’Anno Accademico 2009/2010 per conto dell’APOFIL di Potenza, presta le proprie competenze tecniche cinematografiche alla Professoressa Manuela Gieri docente di Storia del Cinema presso L’università degli studi della Basilicata. Nell’Anno Accademico 2015/2016 è docente del Laboratorio di Cinematografia e Critica Cinematografica dell’Università degli Studi della Basilicata.

È stato ospite di diverse trasmissioni televisive di reti nazionali per discutere le sue inedite tesi su Leonardo da Vinci.

Tra le più note trasmissioni ricordiamo Enigma condotto da Corrado Augias ed andata in onda il 22 novembre 2007 sulla terza rete RAI e Mattino Cinque , andato in onda il 21 dicembre 2011, dove è rimasto memorabile il simpatico confronto con Vittorio Sgarbi e Cecchi Paone.

Laureato in Lettere Moderne seguendo un percorso didattico caratterizzato da esami di storia dell’arte. Ha conseguito un Master in Studi Storico Artistici di Tutela e Valorizzazione del Patrimonio Culturale e dell’Ambiente presso la LUMSA di Roma.

In seguito alla sua esperienza acquisita sul campo, ai suoi studi e alle sue intuizioni viene considerato tra gli storici dell’arte come un collega sui generis che continuerà a far parlare di se.

Insegue la bellezza che si incarna nell’arte che ci rende sereni, felici. Tra tutte le arti predilige quella cinematografica perché in essa si possono serbare molteplici forme espressive. La fotografia, la recitazione, la letteratura, la musica, il disegno, la poesia.